I resti del castello ( sec. XV-XVI) eretto sul colle di Cerrico, a nord-ovest del paese, in difesa delle invasioni saracene testimoniano la storia di Riomaggiore. Di esso sono ancora ben visibili due torri rotonde e le mura perimetrali che sono state restaurate. E' facilmente accessibile dal centro del paese percorrendo via Pecunia.
Nella parte alta del borgo, in una piazzetta da cui si gode un bel panorama, è situata la parrocchiale di San Giovanni Battista fatta erigere da Antonio Fieschi, vescovo di Luni e cognato di Luchino Visconti nel 1340 per agevolare la preghiera agli abitanti altrimenti costretti a recarsi a Manarola o a Montenero. L'intitolazione a San Giovanni Battista sembra sia dovuta ad una reliquia miracolosa ricevuta da Antonio Fieschi a Genova.
Ai "Magistri Antelami" maestranze lombarde ma da sempre al servizio di Genova, che portarono il loro contributo a quasi tutte le chiese delle Cinque Terre, fu affidato l'incarico della costruzione.
Di rilievo sono i due
portali ogivali sul lato est
e le monofore facenti parte
della struttura originaria.
E' datata 1870 la
ristrutturazione della
facciata rifatta in stile
neogotico ( il rosone è
originale ma ritessuto ) e
l'allungamento dell'edificio
di una campata. Internamente
a tre navate divise da archi
ogivali, sono custodite
alcune opere
pregevoli tra cui "La
predicazione del Battista",
tale attribuita a Domenico
Fiasella, e un crocifisso
lingeo di Anton Maria
Maragagliano. Nella cappella
a sinistra del presbiterio
una bella tempera su legno
del 1480 sormonta un portale
rinascimentale. Il trittico
è del Maestro delle Cinque
Terre, pittore ignoto che
operò nella zona del XV
sec., rappresenta la Madonna
col bambino tra i S.S. Rocco
e Sebastiano. Proprio nel
1480, come cita il
Formentini, si verificò una
pestilenza ed è, chiaramente
votiva l'essenza di quest'opera
che invoca oltre alla
Vergine i Santi Rocco e
Sebastiano venerati durante
le epidemie. Degno di
attenzione è anche l'organo
meccanico Agati datato 1851.
Non lontano dalla chiesa è
la casa, come testimonia una
lapide, in cui soggiornò
Telemaco Signorini,
caposcuola della corrente
dei Macchiaioli. Imboccando
via del Santuario si scende
all'oratorio dei
Disciplinati del XVI sec.
intitolato a S.Antonio,
sull'altare, un trittico
della Seconda metà del 400
raffigurante la madonna col
bambino fra i S.S. Giovanni
Battista e Domenico. Presso
il castello si trova il
piccolo oratorio di S.
Rocco.